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Critica - Anna Maria Di Paolo

Non bisogna dimenticare che un quadro deve essere sempre il riflesso di una sensazione profonda e che profondo vuoi dire strano e che "strano vuole dire poco noto o affatto ignoto" scriveva De Chirico nel 1913.
In questo atteggiamento di ricerca dell'ignoto ci sembra che si ponga Pierluigi Di Francesco per esprimere il suo forte ed enigmatico tormento creativo. La sua, è infatti, una meticolosa e fertile analisi del poco noto della sua anima, cosicché l'immaginazione compone un ordine nuovo, singolare, nei dipinti.
Il tema dominante della poetica di Di Francesco è il corpo senza volto. E il corpo dell'uomo contemporaneo travolto dalla solitudine, dall'attesa, dall'angoscia e dal dolore. Quel corpo che non è un "manichino" che tuttavia non è violato, ma quasi venerato nella dolcezza della raffigurazione per cui, nell'insieme, si direbbe di coglierne l'anima.
Eppure anche gli occhi oblunghi sono spenti come fessure pari a lacerti, che la sommessa umanità, con pudore e dignità, tiene chiusi per celare meglio, nel recondido sacrario del suo cuore, la sofferenza individuale e del mondo (così come in "Naufragio" opera del 1992).
Pertanto l'indagine dell'artista punta a coglierne l'essenza dell'anima dell'individuo per esprimere la verità della vita, e tanto più il contenuto è apparentemente semplice, quanto più la forma ed il colore sono complessi.
Infatti quei corpi solitari o aggrovigliati, modellati dalla luce abbagliante e calda di brillanti colori si stagliano emergendo dal fondo scuro, in un ricco e raffinato gioco cromatico creato da una luce centrale che evidenzia la plasticità dei volumi mediante il chiaro-scuro, e vivono. I colori hanno toni marcati, profondi, caldi, e sottolineano le sospensioni metafisiche, come in "Thè day after" e "Deposizione".
Lo stile pertanto è di grande vigore e al contempo di delicata tenerezza, quasi femminea, nel modo di accarezzare le forme coi colori adamandini, come un arcobaleno. Di Francesco sembra inoltre che voglia dare fondo ai rapporti tra uomo e donna "Tentativo" "Prostituta"; tra l'uomo e la società "Famiglia" "Prigioniero" "La cena"; tra l'uomo e la vita "Mendico" "La via smarrita" "Filosofo"; tra l'uomo e l'universo "Chiaro di luna" "Cristo"; tra l'uomo e la morte "La droga" "Bevitore" "L'icaro stanco". In tal modo l'artista colloca i corpi senza volto in un aura senza tempo e senza spazio sortendo un inquietante effetto magico.
Si è vicini alla fine, ad una suggestiva "realtà magica" nutrita di silenzio che parla e che si pone fuori dal rumore del presente per intenderne le ragioni. E se pure la materia rimane ingabbiata nei fondi scuri, essa è come l'embrione di questa oscurità come grembo palpitante di vita. Dal conflitto tra l'asprezza e la vitalità del dissidio spirituale, quindi, nasce la potenza con cui l'artista rappresenta la sofferenza, il dolore, con un sorprendente effetto tridimensionale.
La complessa cultura figurativa di Di Francesco, architetto, forte di antichi amori legati allo studio del Rinascimento e di Michelangelo, di Caravaggio, di Delacroix, di De Chirico, consente all'artista, pertanto, di conseguire questa originalissima rielaborazione delle forme scultoree della luce e dei colori che torniscono le figure entro la chiusura di una forma finita con un marcato senso del volume plastico che privilegia l'infinito della vita con le sue energie vibranti.
Egli, dunque, travalica la possibilità percettiva di un gusto assuefatto alla normalità visiva e stilistica con messaggi di profonda umanità, scaturiti anche dall'incespicare in un destino che costringe a rivedere se stessi egli altri attraverso lenti nuove.
Il risultato finale della collaborazione tra la conoscenza e la creatività è la sua opera di suggestiva bellezza,per cui la "creatività" diventa in ultima analisi una forma più profonda di "conoscenza".

Anna Maria Di Paolo

 

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